Nel buio del cunicolo due occhi riflettevano la luce dell' esterno. Dietro agli occhi un cervello acuto osserva ciò che avviene al di fuori del suo nascondiglio. Nel cervello c'è coscienza. Lui è un Elstin. Non è il nome della sua razza, è il nome proprio. Non sa a che specie appartiene, non certo quella degli uomini che lui ben presto ha imparato a conoscere ed evitare. Neanche alla specie dei topi. Sono più piccoli di lui ma sono l'impersonificazione della potenza e della cattiveria. Ne possono portare sulle loro spalle dieci volte il loro peso.
Per le sue capacità assomiglia più agli umani. Anche loro come lui portano tanta cattiveria quant'è il loro peso. Solo che loro molto più di lui e a conti fatti è sempre meglio non incontrarli; come i topi del resto. Elstin si guarda in giro, vede e capisce. Capisce che è solo. Che non può contare sull'aiuto di nessuno, neanche dell'aiuto degli altri animali che portano cattiveria per metà del loro peso. Non pesando molto si accontentava di poco da mangiare e andava a cercare gli alimenti nei bidoni delle immondizie lasciati al di fuori di alcune villette vicino alla sua tana. Doveva spostarsi spesso, perché a forza di frequentare gli stessi posti veniva avvistato e poi inseguito.
Normalmente erano i bambini a vederlo per primi ed erano anche peggio degli adulti per quanto riguarda la crudeltà. Era una strana razza che agiva al contrario delle leggi naturali. Erano molto cattivi nell'infanzia e maturando raggiungono un equilibrio e avanzando verso la tarda età diventano sempre più buoni.
Una volta sola ero stato catturato e messo in gabbia. Da una signora che era stata abbandonata dai suoi parenti e solo ogni tanto qualcuno veniva a farle visita.
In quei rari casi prendeva la mia gabbia e mi metteva in uno sgabuzzino buio. Per il resto del temo la gabbia era sulla tavola in cucina, in un posto di rilievo nella casa.
Venivo rimpinzato con ogni sorta di ben di dio. Tutte cose che il mio palato non aveva mai sognato. E lei parlava quasi tutto il giorno. Parlava e mangiava. Mi raccontava di dispiaceri e gioie. Di piccole cose e di cose più grandi di lei. Quando ero arrivato era uno scheletro e sono sicuro e sono sicuro che si potevano contare le coste sul suo torace. Quando senti che stava arrivando la sua ora mi liberò dalla gabbia e mi buttò fuori nel giardino.
Scappai via subito contento della mia libertà, ma rimasi parecchi giorni nella zona e ogni tanto mi affacciavo alla finestra per guardarla. Era diventata molto più grossa e i suoi capelli sembravano aver ripreso suo colore originario. Nei suoi ultimi momenti era tornata ad essere una bella donna. a me sembrava dovesse essere un peccato che doveva morire.
Un giorno, mi misi al mio solito punto di osservazione e non vedendola girare per casa mi allarmai e iniziai a grattare sulla finestra. Non aveva lasciato niente sul piattino al di fuori della porta. Dopo un po' arrivò un carromotore che faceva parecchio rumore. Ne discesero due persone e portarono dentro una grossa cesta. Aprirono la porta della stanza da letto e potei vederla distesa sul letto con un vestito nero e con una croce di legno sul grembo. Le due persone la presero con delicatezza e la misero nella cesta. Mi sembrò strano che due persone così grosse si potessero muovere con così tana gentilezza ed attenzione. Si misero ad aspettare un po' fuori dalla casa vicino al carro e dato che mi ci ero infilato sotto il loro mezzo sentii perfettamente il loro chiacchiericcio.
Si stavano lamentando di non incontrare la persona che li aveva avvisati di venire a ritirare il corpo. I soldi che c'erano sul tavolo erano giusti quelli che servivano per la sepoltura, ma loro si aspettavano una piccola mancia. Dopo un po' presero sue se ne andarono.
Un altra volta ebbi un esperienza analoga, ma all inizio fu più traumatizzante. Stavo quasi per morire d'infarto.
Ero appena arrivato in zona e di notte non trovando nessun buco in cui nascondermi e dormire mi avvicinai parecchio ad una casa e finalmente trovai un giaciglio al coperto. Era più ampio dei miei soliti giacigli, ma caldo e molto confortabile, c'era l' odore recente lasciato dall'abitante precedente . Erano passate diverse ore e stavo dormendo pesantemente, anche per la stanchezza del viaggio quando sentii dei rumori che mi svegliarono. Un ombra copriva tutta l'entrata e dopo un po' una massa enorme e pelosa mi si appoggiò. Urlai per la paura di venire schiacciato. Un grande trambusto e poi un furioso abbaiare. All'uscita della tana c'era un cane che mi abbaiava dal esterno facendo rimbombare la voce contro le mie orecchie. Era quasi pazzo. Mentre abbaiava vedevo a scatti il suo chiostro di denti e bava che schiumava colando dai lati della bocca. Continuò così per un po' e il suo abbaiare diventava sempre più isterico. Ad un certo punto si sentì urlare dalla casa e il cane si zittì per un momento e poi rincominciò. Le urla dalla casa si fecero più insistenti e più vicine. Il cane si zittì un altra volta e iniziò a ringhiare verso di me. Poi un guaito e il cane quasi mi investi, per la foga con cui era entrato nella cuccia. Io mi trovavo in un lato r il cane fece del suo meglio pestolando in giro per sistemarsi dall'altra senza toccarmi. Passai la notte con le orecchie attente pronto a mordere e a difendermi. Dopo molto tempo sentì il cane che ronfava e i suoi muscoli si erano rilassati e mi stava a contatto. Un occhio lo chiusi e forse per la stanchezza, lo shock e il calore di quel corpo mi addormentai. Il mattino dopo venni svegliato dai movimenti del cane che cercava di occupare meno spazio per starmi lontano e mi ricordai che durante la notte non avevo avuto un incubo, era tutto vero. L'animale uscì fuori di corsa felice di togliersi da quella situazione e corse in contro al padrone per fargli le feste e scusarsi del casino della notte. Guardando fuori dall'apertura stando nell'ombra vidi che il cane con un guaito era appena riuscito ad evitare una pedata. Corse verso di me, ma all'ultimo momento ricordandosi del ospite si fermò prima di entrare nella cuccia e con un ringhio si accoccolò al di fuori con la testa tra le zampe. Avevo paura che una volta uscito mi avrebbe attaccato e rimasi all'interno sperando che se ne andasse e mi lasciasse via libera. Continuavo a fissarlo e lui dal suo canto ogni tanto mi sbuffava contro. Rimanemmo in questa situazione di stallo per parecchio tempo finché la padrona arrivò portando una ciotola del cibo. Il cane le fece le feste e provò a spiegarle quello che era successo continuando a ringhiare verso di me. Non ottenne altro che sentirsi dare del mona. Dopo mangiato il cane se ne andò a farsi un giretto e io ne approfittai per uscire. Controllai che non ci fosse nessuno ed ero pronto ad andarmene, quando il mio stomaco mi ricordò che era da molto che non mangiavo e misi la testa nella ciotola. Dopo neanche un secondo arrivò di grande carriera il cane abbaiando. Era nero e soprattutto grosso; preso dalla paura mi rifugiai nel posto più vicino. Nella cuccia del cane. E lui fuori ad abbaiarmi tutte le oscenità che conosceva.
Sarà stato il poco mangiare o tutta la pioggia che mi ero beccato che mi fece venire la febbre. Mi sembrava di stare per morire e fuori il cane continuava ad abbaiare senza darmi la possibilità di fuga. Con un altro guaito e un calcione me lo ritrovai addosso. Non avevo la forza di reagire e lui se ne accorse e dopo un po' mi si avvicinò e iniziò a leccarmi. Svenni e il giorno dopo mi svegliai con la luce e con un grosso pezzo di carne vicino al muso. Andò avanti per parecchi giorni. Ero troppo debole per muovermi e il cane si era assunto il compito di farmi da balia. Di notte mi scaldava e di giorno cercava di farmi mangiare più che potevo privandosi del suo.
Mi sembrava di aver trovato la mamma che non avevo mai conosciuto. Passai molto tempo in quelle condizioni finché un giorno mi sentii abbastanza in forma per togliere il disturbo e in un momento che il cane era in giro per i fatti suoi uscii dalla cuccia e attraversai le inferiate del giardino. Avevo fatto pochi metri quando sentii guaire alle mie spalle. Senza voltarmi me ne andai e dopo un po' i guaiti cessarono. Gli auguro tutto il bene del mondo.
Come ho detto mi sono fatto prendere una volta sola da un umano, ma ho avuto anche altre occasioni per poter conoscere la razza. Sono stato in insieme ad un uomo per più di due mesi senza mai farmi vedere. Si può dire che dormivamo insieme e questa volta non ero io l'intruso. Era arrivato lui dopo di me nella mia casa. Ero vicino ad una grossa città. C'erano tante persone e tante immondizie e in quelle io ci sguazzavo. Nel vero senso della parola. Sono molto pulito e anche un po' schizzinoso per quanto riguarda la pulizia. A parte quando vado a mangiare. Non è raro che torno di un altro colore e che poi impiego più di un'ora per pulirmi. A meno di mezzo chilometro dal mio ristorante di fiducia avevo la casa. Era in un parco di autodemolizione. Era una grossa macchina colore argento con dei bei sedili rossi ripieni di una gomma piuma gialla in cui era un piacere buttarsi e farla a brandelli.
Era già da un po' che mi ero insediato in quel posto. Era molto comodo e sicuro. Avevo trovato il posto in cui stabilirmi per il resto della vita. Quindi quando era arrivato l'uomo non avevo molta voglia di andarmene da quel posto. Era arrivato quando io non cero e si era insediato a tradimento nella mia tana. Quando ero arrivato in vicinanza della macchina la prima cosa che sentii fu l'odore. Forte e arcigno. Ero entrato con cautela pronto ad attaccare lo strano animale da quell'odore. Ero entrato da un buco del portabagagli e strisciando tra i vari strati di immondizia e sudiciume arrivai nei posti dietro e trovai un paio di sacchetti di nailon. Davanti, al posto di guida, dove era stato asportato il volante c'era una persona china che russava leggermente. Era avvolto da stracci ed era più sporco di me che ero tornato da una delle mie campagne all'immondezzaio. Ero molto tentato di andarmene, anche se da un altro lato avevo una grande voglia di tirargli un morso prima di andarmene.
Per tutta la notte feci il giro del deposito per trovare un altro posto.
Alla mattina ero tornato al posto di partenza, avevo trovato tanti altri bei posti ma comunque casa mia rimaneva quella macchina. Il sole si era alzato e l'uomo continuava a dormire. Ero deciso di farlo sloggiare e gli feci i bisogni sulla schiena per dimostrargli tutta la mia antipatia e il mio disprezzo. Quel giorno gironzolai fino al cadere della sera e quando tornai a casa l'uomo non c'era più. Sul retro però c'erano ancora le sue borse.
Avevo una minima speranza di riavere riacquistato la padronanza della casa., ma dopo pochi minuti lamia speranza andò in frantumi. Lo sentivo arrivare. Le mie orecchie me lo dicevano, ma soprattutto il mio naso.
Con un grande rumore di ferro aprì la portiera e si sistemò sul sedile di guida e gettò nel retro un nuovo sacchetto pieno di stoffe e oggetti metallici che fecero un grande rumore quando si sparpagliarono sul fondo della macchina. Il suo odore era quasi peggio di quello del giorno prima. Riuscivo a sentire anche l'odore dei miei escrementi della mattina. Neanche dopo dieci minuti che si era buttato a braccia conserte sulla plancia cannibalizzata della macchina si rizzò a sedere e sporta la testa al di fuori del finestrino iniziò a vomitare.
Tutto il contenuto dello stomaco sulla portiera del mio appartamento di lusso. Dei grandi colpi di tosse tra i conati di vomito e poi dopo essersi pulito la bocca con la manica del giaccone uscì per pisciare poco distante.
Era una vera tortura per il mio povero naso abituato ad altro. Quella notte dormii ai piani alti. Sul tetto della macchina spirava un po' di brezza e solo ogni tanto quando questa calava mi arrivavano dei vapori miasmatici che mi svegliavano. La mattina dopo presi la grave decisione di andarmene, ma rimasi comunque in zona e ogni tanto facevo una capatina al posto sperando di trovarlo sgombro o perlomeno di trovare un cadavere. Purtroppo giorno dopo giorno c'era sempre e continuava a respirare.
Un giorno entrai quando non c'era e feci a pezzi più cose che potei. Gettai fuori dalla macchina quello che non potevo distruggere con le unghie e con i denti. Poi stetti vicino fino quando arrivò. Camminava barcollando e quando vide cosa avevo fatto si mise a piangere come un bambino.
Prese tutto quello che avevo buttato fuori e lentamente rimise tutto a posto. Anche i pezzi di stoffa che con la mia foga e il mio impegno avevo ridotto in minuscoli frammenti. Dal mio punto di osservazione striscia via, dato che mi sentivo un verme.
Il giorno dopo decisi di seguirlo per capire cosa faceva nella vita. Mi sembrava che interessandomi un po' a lui avrei risarcito in parte il torto che gli avevo fatto.
Elstin seguendo più un istinto che la sua libera iniziativa tornò in un punto che aveva visitato già in precedenza e si mise ad aspettare. La notte seguente venne svegliato da un forte rumore. Più forte di un tuono ma più breve di un lampo. Dove un istante prima c'era una radura ora c'era una grossa costruzione tutta bitorzoluta.
Alla base si aprì un portellone e ne uscirono due figure identiche a lui. Questo shock spezzò il condizionamento e la sua mente si aprì innondandolo di ricordi e consapevolezza. Salutò i sui compagni e entrò nell'astronave per tornare a casa in vacanza e per stendere il suo rapporto su quello che aveva visto e provato vivendo su quel pianeta tanto diverso dal loro.